Biblioteca della Musica

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Lezione 6: Gli intervalli e le Scale

Due note posso risuonare l'una dopo l'altra, in successione (ad esempio nel corso di una melodia) ma anche insieme, simultaneamente (quando suoniamo un accordo); in entrambi i casi indichiamo il rapporto tra le note, cioè la loro rispettiva distanza, con il termine intervallo. L'intervallo può quindi essere melodico o armonico. 

Gli intervalli vengono denominati sulla base della nota di riferimento mediante numeri ordinali, contando sia il tono di partenza che quello di arrivo. In riferimento alla nota do avremo quindi:

 

Se consideriamo l'intervallo di seconda partendo dalla nota di riferimento, noteremo che ci sono diverse categorie di rapporti (chiaramente visibili sulla tastiera del pianoforte). Tra la nota di riferimento e quella successiva di trova talvolta una distanza di mezzo tono (semitono) e talvolta una distanza di due mezzi toni (=un tono intero).

Se contiamo le distanze di semitono dal do centrale della tastiera del pianoforte alla nota superiore e viceversa possiamo notare che gli intervalli di quarta, quinta e ottava hanno come intervallo superiore e inferiore lo stesso numero di semitoni, mentre la seconda, la terza, la sesta e la settima hanno l'intervallo superiore maggiore di un semitono rispetto all'intervallo inferiore. Si parla quindi di intervalli giusti per le distanze di prima, quarta, quinta e ottava e di intervalli maggiori o minori per le distanze di seconda, terza, sesta e settima.

L'aumento o la diminuzione di mezzo tono (cioè la trasformazione cromatica) delle note di un intervallo vengono indicati come alterazioni (vedi Lezione 3). Intervalli giusti e maggiori vengono aumentati o resi eccedenti mediante un innalzamento di mezzo tono (sia tramite l'innalzamento del tono superiore sia tramite l'abbassamento del tono inferiore), intervalli giusti e minori vengono diminuiti con un abbassamento di mezzo tono (per abbassamento del tono superiore o per innalzamento del tono inferiore).

Le note di una melodia stanno tra di loro in una reciproca relazione funzionale; il sistema delle relazioni tra le note (e la loro singola funzione) viene indicato nel comlesso come tonalità. Le note vengono raggruppate e ordinate in una serie di rapporti acustici numerabili, ovvero in successioni di suoni e in scale musicali nelle quali ogni nota ricorre per una sola volta. Con scala musicale (intesa come serie di riferimento per la tonalità) si intende una serie di note disposte per gradi (in base alla successione delle altezze) e regolarmente ordinata in base all'intervallo di seconda, ovvero l'intervallo di un tono intero.

Dal XVII secolo la prassi musicale europea si è basata sulle tonalità maggiori e minori e sulle scale ad esse corrispondenti. Sia le scale maggiori che quelle minori sono formate da sette gradi, differenziandosi in base alla posizione in esse occupata dall'intervallo di semitono. Come ottavo e conclusivo grado della scala si trova il tono di partenza trasposto all'ottava superiore. Le scale maggiori e minori, con la loro caratteristica disposizione degli intervalli di tono e semitono, vengono definite diatoniche (si possono avere anche scale cromatiche, pentatoniche, ecc).

La sequenza dei toni naturali che va da do1 a do2 costituisce la scala maggiore. Dal momento che questa scala inizia e finisce con la nota do (cioè il do è la tonica) essa viene chiamata scala di do maggiore.

 

 

In questa scala possiamo osservare che gli intervalli di semitoni sono posti tra il 3° e il 4° grado (tra mi e fa) e tra il 7° e l'8° grado (tra si e do). Qualsiasi scala maggiore ha la stessa struttura della scala di do maggiore, quindi possiamo dire che attraverso la "trasposizione" (cioè lo spostamento) della scala di do maggiore otteniamo tutte le altre scale maggiori, che devono rigorosamente rispettare la sequenza degli intervalli tra i toni e semitoni.

Le note fondamentali delle scale si distanziano in progressione di un intervallo di quinta. Quindi, partendo dalla nota do, l'intervallo di quinta superiore corrisponde alla nota sol e dalla scala di do maggiore si passa quindi alla scala di sol maggiore. In questa scala la posizione del primo semitono viene rispettata dalla naturale disposizione delle note (tra si e do c'è già un semitono), mentre la posizione del secondo semitono, che dovrebbe essere tra il 7° e l'8° grado, non intercorre "naturalmente" (tra fa e sol troviamo la distanza di un tono). Per risolvere questo problema si innalza il 7° grado di un semitono, suonando la nota di fa diesis anzichè di fa. In questo modo viene rispettato l'intervallo di semitono. Ripetendo questo procedimento a partire dalla scala di sol maggiore (che quindi avrà sempre in chiave l'alterazione di fa diesis), otterremo le scale di re maggiore, la maggiore, mi maggiore, si maggiore e fa diesis maggiore, dotate di volta in volta di un diesis aggiuntivo in armatura in ragione dell'innalzamento del 7° grado.

Basandoci sullo stesso metodo ma considerando l'intervallo di quinta inferiore, la scala maggiore successiva (partendo sempre dalla nota do) sarà quella di fa maggiore. In questo caso, al contrario del caso precedente, il posizionamento del semitono tra il 7° e l'8° grado esiste già naturalmente, mentre tra il 3° e il 4° (cioè tra la e si) avremmo un intervallo di un tono; per risolvere il problema si abbassa il 4° grado di un semitono, suonando si bemolle anzichè si). Ripetendo questo procedimento a partire dalla scala di fa maggiore (che quindi avrà sempre in chiave l'alterazione di si bemolle), otterremo le scale di si bemolle maggiore, mi bemolle maggiore, la bemolle maggiore, re bemolle maggiore e sol bemolle maggiore, dotate di volta in volta di un bemolle aggiuntivo in armatura in ragione della diminuzione del 4° grado.

Se facciamo iniziare la sequenza dei toni naturali con il la invece che con il do, si ottiene la scala minore naturale.

 

Essa si distingue dalla scala maggiore per la disposizione degli intervalli di semitono che si trovano tra il 2° e il 3° grado e tra il 5° e il 6° grado. La derivazione delle scale minori con le alterazioni di diesis e di bemolle è analoga al procedimento descritto per le scale maggiori (considerando sempre un intervallo di quinta inferiore e superiore). Si ottengono quindi le scale di mi minore, si minore, fa diesis minore, do diesis minore, sol diesis minore e re diesis maggiore considerando le quinte superiori; le scale di re minore, sol minore, do minore, fa minore, si bemolle minore e mi bemolle minore si ottengono invece considerando le quinte inferiori.

A differenza delle scale maggiori, le scale minori si dividono in scale minori armoniche e scale minori melodiche. La scala minore armonica si ottiene innalzando il 7° grado, ottenendo in questo modo un intervallo di un tono e mezzo tra il 6° e il 7° grado (difficle da cantare in quanto si tratta di una seconda eccedente). La scala minore melodica comporta invece l'aggiunta di un tono tra il 5° e il 6° grado, che consente di ovviare al problema dell'intervallo di un tono e mezzo sul sesto grado, ottenendo un intervallo di un tono.

Le alterazioni necessarie per ottenere le scale minori armonica e melodica vengono segnate sempre prima della nota e non hanno alcuna influenza sull'armatura di chiave, la quale corrisponde sempre a quella della scala minore naturale.

Ad ogni scala maggiore corrisponde una tonalità relativa minore, che si ottiene prendendo la terza minore discendente (es. la tonalità relativa minore della scala di do maggiore è la scala di la minore, in quanto il la è ad una distanza di terza minore dalla nota do); allo stesso modo ad ogni scala minore corrisponde una tonalità relativa maggiore, che si ottiene prendendo la terza maggiore ascendente (appunto da la minore a do maggiore).

Infine, la suddivisione dell'ottava in dodici semitoni uguali dà vita alla scala cromatica.