Biblioteca della Musica

Per gli studenti, i musicisti, gli appassionati.. e non solo!

Che bello, un coro

 

Ecco che per questo non viviamo appieno la nostra vita, non sappiamo più fermarci a riflettere, ma abbiamo bisogno solo di frenesia, di problemi, di arrabbiature e che tutto vada come sempre perché dietro l’angolo non si sa cosa si trova e i tetti sono pieni di tegole che possono cadere. Abbiamo troppo a cui teniamo morbosamente, abbiamo tutto, eppure ci manca qualcosa…. la musica, quella vera, quella che abbatte quella crosta, quella che filtra il brutto e lo fa diventare bello, quella che prende le cose in bianco e nero e le fa diventare colorate ai nostri occhi, quella che funge da lente di ingrandimento e ci fa accorgere di particolari che prima d’ora non abbiamo mai visto, quella che ci mette le ali e ci fa vedere le cose dall’alto indicandoci sempre la via giusta. Diventi diverso, tutto a te sembra chiaro e semplice, agli altri no. Badate ho detto musica quella vera, non che l’altra musica, quella commerciale sia da buttare ma, fa parte delle cose alle quali non bisogna attaccarsi morbosamente. “Questione di gusti”, senti dire, “a me questa musica classica sacra o profana che sia non piace”, è la crosta che si difende; “è solo passione, tu sei appassionato di musica, io di sport…” … è la crosta?

La cosa che mi fa più rabbia è che tutti sappiamo a memoria l’ultimo tormentone dell’estate, i bambini apprendono alla radio e alla televisione le musiche più semplici e ordinarie poiché, come in qualsiasi cosa, siamo portati ad ascoltare chi parla a voce alta e ad escludere o non “sentire” chi sta zitto o parla a bassa voce poiché è educato; è sempre vero che questa persona ha delle cose da dire o vede la realtà così come deve essere, ma viene reputata come debole e quindi inutile. Questo perché la crosta vive di rabbia, della legge del più forte e capisce solo le cose che vengono imposte traducendole come necessarie. Guai a far sentire ad un bambino musica classica, guai a tentare di far cantare  polifonia ai bambini… roba da vecchi… roba inutile… poi ci lasciamo andare in complimenti quando sentiamo un individuo di 12 anni eseguire in modo eccellente al pianoforte o cantare in un coro di voci bianche un' opera importante…. Mah…

Se riusciamo a leggere i canoni della vita con la semplicità e la bellezza della partitura dove tutto è scritto e tutto è in equilibrio, dove salta fuori la bellezza, la profondità, la melodia, il piacere, la tranquillità e tutto ciò che di immateriale  abbiamo bisogno per vivere e che la crosta non capisce, riusciamo ad essere forti e impenetrabili anche senza l’inutile scudo che la crosta vuole farci credere di essere. Diventiamo delle persone talmente vere ed equilibrate che all’interlocutore chiuso in se stesso nella crosta, facciamo quasi paura. Ecco che ci ricordiamo la semplicità di un bambino e del perché un bambino vede la vita come noi vorremmo vederla ma non ci riusciamo più.

Quando tu spieghi la bellezza del canto corale soprattutto sacro (ma qui entra che un discorso di Fede Cristiana) a chi non riesce ad ascoltarti, è come se dessi una picconata a questa crosta ottenendo una chiusura ancora più solida. Certo, perché questa crosta si difende, non gli interessa il benessere del suo proprietario; allora le risposte che ottieni sono le più banali possibili.  Ma quando riesci ad entrare in un coro, anche solo per un attimo e, in mezzo a loro senti tutte queste persone, illuminate dalla mancanza della crosta, che fondono le loro voci; la vibrazione e la melodia che si sprigionano sono una esperienza che auguro a tutti quelli che vogliono veramente fare qualcosa, per migliorare se stessi, e chi li circonda. Sto parlando musica classica e di canto corale anche Sacro, e non voglio sminuire le discipline orientali e non, che hanno una profonda storia e cultura e che, anche loro, in qualche modo, sono rivolte a migliorare il nostro fisico, la nostra mente,  il nostro io interiore e il nostro equilibrio.

Concludo questa mia riflessione allegando questo brano che parla di coro tratto da un libro che ho letto tempo fa. L’ultima frase probabilmente è stata presa da qualcuno di importante che è vissuto molto tempo fa e che di musica se ne intendeva parecchio.

                                                                                                                                E. B.

Diario dei movimento dei mondo n° 4

Da : Muriel Barby, L’eleganza del riccio, edizioni E/O.

 

Che bello, un coro

Ieri pomeriggio c'era il coro della scuola. Noi dei quartieri chic a scuola abbiamo un coro. Nessuno lo considera una cosa antiquata, tutti fanno a pugni per partecipare, ma è superselettivo: monsieur Trianon, il prof di musica, sceglie con estrema cura i coristi. La ragione del successo del coro è propriomonsieur Trianon. Lui è giovane, bello e fa cantare sia i vecchi classici jazz sia le ultime hit, arrangiati con stile, Tutti si mettono in ghingheri, e il coro canta davanti agli altri alunni della scuola. Sono invitati solo i genitori dei coristi, altrimenti ci sarebbe troppa gente. La palestra è già piena zeppa così e c'è un'atmosfera fantastica. E quindi ieri, destinazione palestra, di corsa, accompagnati da madame Maigre, visto che di solito alla prima ora del martedì pomeriggio abbiamo francese. Accompagnati da madame Maigre è una parola grossa; ha fatto del suo meglio per starci dietro, sbuffando come un mantice. Insomma, alla fine siamo arrivati in palestra, bene o male ci siamo tutti sistemati, mi sono dovuta sorbire davanti, dietro, di fianco, disopra (sulle gradinate) delle conversazioni idiote in stereofonia (telefonino, moda, chi sta con chi, telefonino, i prof che fanno schifo, telefonino, la serata da Cannelle), e poi tra le acclamazioni sono entrati i coristi,vestiti di bianco e rosso, papillon per i maschi e scamiciati lunghi per le ragazze. Monsieur Trianon si è accomodato su un panchetto, spalle al pubblico, ha sollevato una specie di bacchetta con una lucina rossa lampeggiante in cima, è sceso il silenzio, ed ecco l'attacco. Ogni volta è un miracolo. Tutta questa gente, tutte le preoccupazioni, tutti gli odi e i desideri, tutti i turbamenti, tutto l'anno scolastico con le sue volgarità, gli avvenimenti più o meno importanti, i prof, gli alunni così diversi, tutta questa vita in cui ci trasciniamo fatta di grida, lacrime, risate, lotte, rotture, speranze deluse e possibilità inaspettate: tutto questo scompare di colpo quando i coristi si mettono a cantare. Il corso della vita è sommerso dal canto, d'improvviso c'è una sensazione di fratellanza, di profonda solidarietà, persino d'amore, e le brutture quotidiane si stemperano in una comunione perfetta. Anche i visi dei coristi sono trasfigurati: non vedo più Achille Grand-Fernet (che ha una bellissima voce da tenore) né Deborah Lemeur né Ségolòne Rachet né Charles Saint-Sauveur. Vedo degli esseri umani votati al canto.

Ogni volta è la stessa storia, mi viene da piangere, ho un nodo alla gola e faccio di tutto per controllarmi, ma quando è troppo è troppo; a stento riesco a trattenermi dal singhiozzare, E quando c'è un canone, guardo per terra perché l'emozione è troppa tutta in una volta: è troppo bello, solidale, troppo meravigliosamente condiviso. lo non sono più me stessa, sono parte di un tutto sublime al quale appartengono anche gli altri, e in quei momenti mi chiedo sempre perché questa non possa essere la regola quotidiana, invece di un momento eccezionale del coro.

Quando il coro s'interrompe tutti quanti, con i volti illuminati, applaudono i coristi raggianti. È così bello.

In fondo, mi chiedo se il vero movimento dei mondo non sia proprio il canto.