Biblioteca della Musica

Per gli studenti, i musicisti, gli appassionati.. e non solo!

I Dubbi del Musicista

 

Argomenti di discussione, interrogativi e misteri irrisolti...


Insegnare è imparare due volte

Sapevate che in Giappone gli unici cittadini che non sono obbligati ad inchinarsi davanti all’imperatore sono gli insegnanti? Il motivo è che i giapponesi sostengono che senza insegnanti non possono esserci imperatori. Da questa semplice usanza potete rendervi conto di quanta saggezza e quanta profondità culturale ci sia in questo Paese, soprattutto se comparato al nostro, che ritenendosi civilizzato e all’avanguardia considera l’istruzione nel migliore dei casi come un privilegio, nel peggiore come una perdita di tempo.

Mi domando come sia possibile non riuscire a capire che la scuola è il fondamento della società, della civiltà, della cultura, che il grado di evoluzione di un Paese si misura non dalla sua ricchezza monetaria ma dalla sua ricchezza intellettuale, ma soprattutto mi domando come mai gli insegnanti non riescano a rendersi conto dell’enorme responsabilità che hanno nel momento in cui tengono tra le mani il “potere” di forgiare le menti delle nuove generazioni.

Tralasciando ogni discorso puramente pedagogico e mettendo un attimo da parte il degrado sociale e familiare in cui siamo immersi, vorrei aprire una parentesi sul ruolo dei professori, dei maestri, degli insegnanti.

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Struggimento

“Come facciamo a sapere se quello di cui ci occupiamo è musica? Come sappiamo se siamo degli artisti? Come facciamo a sapere se quello che sentiamo dentro la testa e mettiamo sulla carta è musica? La sola cosa che uno può esprimere in qualunque momento è se stesso”. Queste bellissime parole, così significative, appartengono ad uno dei maggiori esponenti del Romanticismo musicale tedesco, il compositore Robert Schumann, protagonista (insieme alla moglie e pianista di fama internazionale Clara Wieck) del romanzo “Struggimento”, di J.D.Landis. Questo è uno di quei libri che vale la pena leggere, una di quelle storie che ti travolgono e ti tengono incollata, pagina dopo pagina, fino alla fine, quando guardando l’ultimo punto ci si chiede perché sia già finita e si vorrebbe ricominciare a leggerla da capo.

Cos’ha di speciale? Se fossi un critico letterario direi che la prosa è scorrevole, le descrizioni dettagliate,  che lo sfondo politico e sociale emerge attraverso il racconto delle vicende dei protagonisti e un altro miliardo di noiosissime frasi da critico letterario. Quello che invece voglio dirvi è che questo romanzo di speciale ha lui: Robert Schumann. Sicuramente lo conoscerete già tutti come compositore, probabilmente avrete ascoltato alcuni suoi brani e magari avrete anche studiato o suonato qualche sua opera, ma quello che c’è dietro la musica, il bambino, il ragazzo, l’uomo, il marito, il padre, è un mondo parallelo, un profondissimo lago di emozioni in cui vale la pena immergersi.

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L'invidia

Il significato della parola "invidia" nel dizionario italiano è "sentimento di rancore e di astio per la fortuna, la felicità o le qualità altrui, spesso unito al desiderio che tutto ciò si traformi in male". Non mi sorprende che questo spregevole stato d'animo sia stato inserito tra i sette peccati capitali... Eppure ognuno di noi, almeno una volta nella sua vita, è stato invidioso di qualcuno o meglio di qualcosa che quel qualcuno possedeva: soldi, bellezza, fama, successo. Bene, l'unica volta nella mia vita in cui sono stata invidiosa è stata quando ero in quinta elementare ed ero stata invitata a casa di una mia compagna di scuola. Casa bellissima, tanti giocattoli, perfino la piscina in giardino, ma non era questo che scatenava la mia gelosia.

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Il corpo estraneo

Mi è capitato molto spesso di ascoltare discorsi che non condivido sulla musica, in tutte le sue sfaccettature: ascoltarla, suonarla, studiarla. Per chi decide che non può accontentarsi di essere spettatore passivo e vuole essere protagonista sorge uno dei primi e più grandi dilemmi: quale strumento mi si addice? Qual è quello più adatto a me? Cosa mi consentirebbe di esprimere al meglio la mia passione, le mie capacità, i miei sentimenti? Beh vi dirò un segreto: non siamo noi a scegliere lo strumento musicale, è lo strumento musicale a scegliere noi.

Non ho mai avuto dubbi: il mio era, è e sarà sempre il pianoforte. Certo sono affascinata anche dal suono del violino, vengo rapita da certi fraseggi di flauto o rimango incantata davanti alle delicate armonie dell'arpa, ma non ho mai pensato di studiare nessuno di questi strumenti. Esiste solo il pianoforte. Perchè? Non saprei spiegarlo a parole. E' l'amore. Perchè ci si innamora? Potreste dire mille cose ma nessuna sarebbe in fondo la verità. E' amore.

Sul pianoforte sono stati prodotti film, sono stati scritti libri e sono stati dipinti quadri, descrivere a parole la passione è un'altra cosa. Ma a volte è necessario e ci hanno provato in tanti. Ho sentito discorsi meravigliosi, ho visto occhi che diventavano lucidi e mi è sembrato perfino di sentire accelerare i battiti del cuore. Mi sono spesso trovata d'accordo con chi parlava, perchè provavo le stesse emozioni. Una cosa però mi ha davvero fatto arrabbiare e adesso vi spiegherò il motivo.

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Il club dei golosi

Sento spesso dire da persone che non conoscono affatto la musica classica che chi la ascolta normalmente o è vecchio o è ricco o è estremamente snob. Perchè ai giovani non possono piacere opere scritte duecento anni fa, perchè soltanto i facoltosi aristocratici possono permettersi di andare a teatro e soprattutto perchè chi ascolta musica classica si rifiuta di ammettere che esistano grandi musicisti anche ai giorni nostri.

Credo che questo sia decisamente un argomento di cui valga la pena discutere. Punto primo: i "vecchi" sono stati giovani nella loro vita e a meno di essere stati folgorati sulla via di Damasco alla loro veneranda età (che non ho ancora ben capito quale sia per essere considerati tali), credo fermamente che abbiano iniziato ad ascoltare questa musica in qualche epoca della loro esistenza e che siano stati talmente entusiasti da voler proseguire fino alla vecchiaia. Se scoprite di amare i cani a venti, trenta o quarant'anni per quale strano motivo quando ne avrete cinquanta, sessanta o settanta dovreste smettere? Senza contare il fatto che basta fare un giro nei vari Conservatori per rendersi conto che ci sono tantissimi giovani che studiano, amano e cercano di far diventare la musica classica la loro fonte di sostentamento.

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Il bon ton del musicista

"Se il musicista deve suonare in pubblico (per esempio in teatro) deve dare molta importanza a come si presenta, all'abito nero prescritto; una piccola svista infatti può dare adito facilmente a commenti imbarazzanti". A dare lezioni di galateo pianistico è Carl Czerny, l'insegnante di pianoforte per antonomasia; non dobbiamo preoccuparci solo delle scale musicali, dei passaggi di terza, dei trilli a catena, degli accordi spezzati e delle altre centinaia di forme dell'agilità delle dita, anche l'esibizione nei concerti e le apparizioni in pubblico devono essere curate nei minimi particolari. Continuiamo a leggere: "Dopo i tre inchini di circostanza (prima verso il palco principale, poi dall'altra parte e infine verso il centro), il pianista si mette a sedere, si toglie i guanti bianchi e dà il segnale all'orchestra. Ogni altro indugio deve essere accuratamente evitato. Prima di comparire, il musicista deve preoccuparsi che le sue dita siano perfetamente calde e sciolte."

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Angeli e Demoni

"O dolorosa gioia,

O soave dolore

Per cui quest'alma è mesta e lieta more!

O miei cari sospiri,

Miei graditi martiri,

Del vostro duol non mi lasciate privo,

Poiché sì dolce mi fa morto e vivo."

Carlo Gesualdo, principe di Venosa, Quinto libro dei Madrigali a cinque voci (1611)

 

Angeli e demoni. Due facce della stessa medaglia, il bianco e il nero, l'ego e l'alterego, il bene e il male. Non so quanti di voi conoscano la storia e la musica del principe Carlo Gesualdo di Venosa, nobile napoletano di aristocratica famiglia, nipote del santo Carlo Borromeo, ricchissimo latifondista ma soprattutto compositore ineguagliabile. Se cercherete sue notizie, la prima cosa che troverete sarà la sua parte demoniaca, il nero, il male: il duplice omicidio in cui ha ucciso sua moglie Maria d'Avalos e il suo amante Fabrizio Carafa, duca d'Andria. Una storia estremamente romantica in cui i poveri amanti, legati da un amore profondo e senza possibilità di perdono, vengono brutalmente assassinati dal marito tradito e umiliato, che per il suo crudele gesto non verrà nemmeno condannato. Delitto d'onore, regolamento di conti, caso archiviato.

La realtà è ben diversa e sarà sufficiente approfondire il discorso per accorgersi che in questa storia non ci sono vincitori o vinti, angeli o demoni, martiri o carnefici e che ne escono tutti distrutti, in un modo o nell'altro. Perché la verità è che Gesualdo amava profondamente sua moglie, fin da quando era un bambino. La verità è che Gesualdo aveva volutamente ignorato quella relazione clandestina per mesi e mesi, sperando che Maria si pentisse e tornasse da lui. La verità è che non voleva uccidere proprio nessuno, ma che fu costretto a farlo dalle tradizioni del suo tempo, dalle usanze della sua epoca, dalla famiglia di cui faceva parte, che non poteva accettare l'onta di un simile disonore. La verità è che Gesualdo non sarà mai più lo stesso dopo quella notte.

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