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Curiosità

La Bacchetta "Magica"

Leonard Bernstein sosteneva che "Se [il direttore d'orchestra] usa una bacchetta, la bacchetta stessa deve essere una cosa vivente, caricata di una specie di elettricità, che la rende uno strumento dotato di significato nel suo più minuscolo movimento. Se il direttore non usa una bacchetta, le sue mani devono fare il lavoro con uguale chiarezza. Ma bacchetta o non bacchetta, i suoi gesti devono essere innanzitutto e sempre significativi dal punto di vista della musica".

La bacchetta del direttore d'orchestra, simbolo indiscusso dell'autorità di cui egli gode e quasi emblema dell'investitura conferitagli per i poteri dalla musica derivanti, è un bastoncino utilizzato principalmente per indicare il tempo e gli attacchi durante l'esecuzione di un'opera, di un concerto o di un qualsiasi pezzo per orchestra, mediante movimenti orizzontali e verticali. Le bacchette sono generalmente di legno leggero, fibra di vetro o fibra di carbonio che si assottigliano all'impugnatura con una forma a "pera", solitamente di sughero o legno. I direttori professionisti spesso le fanno fabbricare in base alle loro specifiche esigenze fisiche e alla natura dell'esecuzione (ci asteniamo da qualsiasi commento di natura freudiana relativamente alla lunghezza che viene richiesta per la loro costruzione).

Ma come nasce l'uso della bacchetta? Prima dell'introduzione e dell'ufficializzazione di questa particolare "appendice" le orchestre erano guidate dal maestro al cembalo o dal primo violino; successivamente i direttori cominciarono ad utilizzare inizialmente archetti per violino o pezzi di carta arrotolati con cui riuscivano, battendo su una latta attaccata al leggio, ad assestare un colpo ben rumoroso e udibile dagli altri musicisti.

Naturalmente ci furono eccezioni a dir poco macabre ed esilaranti. Jean-Baptiste Lully ad esempio, nella metà del XVII secolo, teneva il tempo battendo per terra con un lungo bastone (com'era usanza a quel tempo). Forse distratto da qualche stonatura o più probabilmente troppo concentrato nella direzione della musica, si colpì accidentalmente il dito del piede durante le prove, provocandosi un ascesso. La ferita divenne cancrenosa, ma Lully rifiutò di farsi amputare il dito e la cancrena si diffuse al resto del corpo causandone la morte.

Più tardi, nel 1810, pare che Daniel Turk utilizzò una bacchetta con movimenti così esuberanti che colpì accidentalmente il lampadario sopra la sua testa e si rovesciò addosso i vetri. Probabilmente fu per questi motivi che l'uso della bacchetta era fortemente disapprovato... Non si facevano altro che danni!

A partire dal 1820 però il suo utilizzo cominciò a divenire una cosa naturale, tanto che quando Felix Mendelssohn ritornò a Londra nel 1832, malgrado alcune obiezioni dei primi violini, fu incoraggiato a proseguire con la sua bacchetta. Nonostante l'iniziale disaccordo, la bacchetta fu regolarmente in uso alla Philharmonic Society a partire dall'anno successivo ed è ancora utilizzata nelle orchestre di tutto il mondo.

Inutile sottolineare come questo pezzetto di legno abbia ormai assunto nell'immaginario collettivo un significato talmente profondo da essere entrato nel linguaggio comune con espressioni consuete come "Comandare a bacchetta"; resta in fondo anche un residuo magico e misterico se si pensa che ogni mago che si rispetti deve possedere una bacchetta, senza la quale i suoi incantesimi non sortirebbero alcun effetto. Che il direttore d'orchestra sia una sorta di stregone capace di armonizzare gli elementi caotici e disordinati di un orchestra? Che il suo strumento sia davvero in grado di produrre effetti magici sul pubblico e sull'auditorio? Pensateci la prossima volta che assistete ad un concerto, se non sapete spiegarvi come mai vi sia tanto piaciuta un'esecuzione che normalmente avreste considerato mediocre.