Biblioteca della Musica

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I Dubbi del Musicista

Insegnare è imparare due volte

Sapevate che in Giappone gli unici cittadini che non sono obbligati ad inchinarsi davanti all’imperatore sono gli insegnanti? Il motivo è che i giapponesi sostengono che senza insegnanti non possono esserci imperatori. Da questa semplice usanza potete rendervi conto di quanta saggezza e quanta profondità culturale ci sia in questo Paese, soprattutto se comparato al nostro, che ritenendosi civilizzato e all’avanguardia considera l’istruzione nel migliore dei casi come un privilegio, nel peggiore come una perdita di tempo.

Mi domando come sia possibile non riuscire a capire che la scuola è il fondamento della società, della civiltà, della cultura, che il grado di evoluzione di un Paese si misura non dalla sua ricchezza monetaria ma dalla sua ricchezza intellettuale, ma soprattutto mi domando come mai gli insegnanti non riescano a rendersi conto dell’enorme responsabilità che hanno nel momento in cui tengono tra le mani il “potere” di forgiare le menti delle nuove generazioni.

Tralasciando ogni discorso puramente pedagogico e mettendo un attimo da parte il degrado sociale e familiare in cui siamo immersi, vorrei aprire una parentesi sul ruolo dei professori, dei maestri, degli insegnanti.

Sono fermamente convinta che ciascuno di noi, per fare bene il proprio lavoro, debba fare ciò che lo appassiona, ciò che realmente è in grado di fare, quell’attività che avrebbe fatto anche senza essere retribuito; solo in questo modo potrà dedicarvi tutto il suo impegno, la sua dedizione, la sua fatica e riuscire a raggiungere obiettivi importanti, per sé e per gli altri. Questo vale in ogni campo, nella medicina, nella scienza, nell’imprenditoria, ma vale soprattutto nell’educazione.

Ciò che dovrebbe far un buon insegnante non è tanto o soltanto quello di spiegare la sua materia, ma è quello di dare all’alunno i mezzi necessari per comprendere il mondo che lo circonda, stimolarlo a fare domande, a mettere in discussione la realtà, a non accontentarsi di una scenografia precostituita in cui non c’è spazio per la produzione di nuove idee. In altre parole, un buon insegnante deve sapersi mettersi in discussione egli stesso, deve creare curiosità nell’allievo, deve mostrare ai suoi studenti tutte le vie percorribili senza pregiudizi, senza limitazioni, senza costrizioni.

Se questo discorso è valido per ogni disciplina è ancora più importante nell’ambito della musica, perché viene insegnata decentemente solo nei Conservatori, perché è difficile trovare professori davvero preparati e soprattutto perché la sperimentazione è inesistente se non addirittura ostacolata. Chiaramente la faccenda è molto più complessa di quanto possa apparire, ci sono numerosi fattori che contribuiscono a consolidare un percorso di studi o un programma che viene poi ogni anno ripetuto immutabile e immutato, credo però che sarebbe il caso di osare, per il bene degli alunni, per quello degli insegnanti e soprattutto per quello degli ascoltatori.

Immaginate che ad ogni stagione concertistica, oltre alle opere maestose e universalmente conosciute, vengano proposti nuovi brani, nuove commedie, nuovi spettacoli, melodie rimaste per secoli sepolte nello scantinato di qualche biblioteca, brani a volte di un valore tale da non avere nulla da invidiare a quelle più conosciute, spartiti e partiture che invece di restare ad ammuffire in uno scatolone vengono trascritti, studiati ed eseguiti. Provate a pensare a quanti tesori nascosti potrebbero essere scoperti, di quanta bellezza ci stiamo privando, senza contare il risvolto economico dei posti di lavoro che verrebbero a crearsi con associazioni e cooperative  fondate per tali scopi.

Tutto questo sarà impossibile finché gli insegnati resteranno ancorati ad un mondo fatto solo di tradizioni, finché non permetteranno agli studenti di percorrere nuove strade, finché non li incoraggeranno a seguire la loro curiosità.

Vorrei concludere con un’ultima considerazione, da alunna, da studentessa: faccio spesso domande, a volte anche troppe, sono estremamente curiosa e non mi limito ad accettare verità assolute senza ragionarci sopra, per lo meno per capire se sono d’accordo oppure no con ciò che mi viene detto e la risposta peggiore che ho avuto da un insegnante è stata: “E’ così e basta!”. Cari professori, voi che avete più esperienza, che per mestiere donate conoscenza ai vostri allievi, non limitatevi ad elargire nozioni, ad inculcare notizie, a seguire il percorso sicuro di chi vi ha preceduto… Sperimentate, provate e sappiate che il regalo più bello che potrete fare ai vostri studenti sarà quello di fornirgli (per noi è proprio il caso di dirlo!) gli strumenti necessari per trovare la loro conoscenza, il loro percorso, le loro verità, senza seguire schemi precostituiti, senza precludere strade alternative e senza limitare la conoscenza ai sentieri battuti, perché il privilegio di non inchinarvi dinnanzi ai futuri imperatori dovete guadagnarlo anche voi!